D.Lgs. 231/01 Responsabilità degli enti

Posted on 23 gennaio 2019 by Paola Generali in 2019, News

Fondamento affinchè un ente possa delinquere, ai sensi del D.Lgs. 231/01, è costituito dalla c.d. “colpa di organizzazione”, che si realizza ogni volta che viene commesso un reato nell’interesse o nel vantaggio dell’ente da parte di:

  • Soggetti in posizione apicale, che rivestono funzioni di rappresentanza, direzione e controllo;
  • Soggetti in posizione subordinata, sottoposti alla direzione dei soggetti apicali.

In una recente sentenza, la Corte di Cassazione ha chiarito il concetto del diverso onere probatorio, che ricade in capo all’ente, nel caso in cui siano commessi i c.d. “reati-presupposto” indicati dal D.Lgs. 231/01.

Quando il reato è infatti commesso da soggetti in posizione apicale, la responsabilità dell’ente è esclusa laddove l’organo dirigente provi:

  • Di avere adottato ed efficacemente attuato “MOG”, prima della commissione del reato;
  • Di avere affidato e che sia stata svolta efficacemente la vigilanza e il controllo sul rispetto dei MOG da parte di un idoneo Organismo di Vigilanza, nonchè di aver istituito opportune misure sanzionatorie;
  • Che il soggetto in posizione apicale, abbia eluso fraudolentemente le disposizioni dei MOG.

Quando il reato è invece commesso da soggetti in posizione subordinata, l’ente e’ considerato responsabile se la commissione del reato e’ stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza, sebbene l’adozione di idonei “MOG” sia già considerata idonea ad esimere l’ente da responsabilità.

Nel caso di specie, una società si rivolgeva alla Suprema Corte, impugnando la decisione del giudice con cui veniva ritenuta responsabile per la commissione del reato di istigazione alla corruzione, da parte di un dipendente, in quanto tale decisione risultava fondata non più sulla posizione apicale di quest’ultimo, bensì sulla qualità di soggetto subordinato all’altrui direzione e vigilanza.

La Corte di Cassazione, ha ritenuto il ricorso della società infondato in quanto nella sentenza del giudice, pur affermandosi la responsabilità della società a seguito di una diversa qualificazione della posizione del dipendente,  l’azione da questo realizzata non  risulta radicalmente diversa da quella contestata, al punto da essere incompatibile con la difesa portata avanti dall’imputato.

La Suprema Corte, ha chiarito infatti che sotto il profilo probatorio, la previsione di Modelli di organizzazione Gestione e Controllo, non può tradursi in una condizione di privilegio, in quanto dalla inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza è derivata la commissione del reato da parte del soggetto non apicale.

 

 

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Managing Director Getsolution

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